{"id":299,"date":"2017-09-29T22:55:23","date_gmt":"2017-09-29T20:55:23","guid":{"rendered":"http:\/\/studio-scandale.it\/?page_id=299"},"modified":"2024-03-25T15:41:43","modified_gmt":"2024-03-25T14:41:43","slug":"materiale-informativo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/studio-scandale.it\/?page_id=299","title":{"rendered":"Materiale informativo"},"content":{"rendered":"\n<p><a href=\"#glaucoma\">Il glaucoma<br><br><\/a><a href=\"#maculopatia\">La maculopatia<\/a><\/p><br><br>\n\n\n\n<p><a name=\"maculopatia\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><a name=\"glaucoma\"><strong>Cos\u2019\u00e8 il glaucoma<\/strong><\/a><br>Il glaucoma \u00e8 una malattia molto frequente; \u00e8 una malattia del nervo ottico, frequentemente causata dall\u2019innalzamento della pressione intraoculare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Analizziamo la pressione intraoculare<\/strong><br>Nell\u2019occhio \u00e8 presente un gruppo di cellule (epitelio pigmentato del muscolo ciliare) che produce un liquido chiamato umore acqueo; tali cellule si trovano dietro l\u2019iride. L\u2019umore acqueo serve normalmente a portare nutrimento ad alcune strutture all\u2019interno dell\u2019occhio stesso. Una volta compiute le sue funzioni, l\u2019umore acqueo deve uscire dall\u2019occhio e ci riesce raggiungendo e attraversando una sorta di griglia (chiamata trabecolato) situata davanti l\u2019iride, in una struttura chiamata \u201cangolo irido-corneale\u201d. Normalmente nell\u2019occhio viene prodotta una quantit\u00e0 di umore acqueo pari alla quantit\u00e0 eliminata, in modo tale da avere una pressione costante. Nel glaucoma si verifica invece una difficolt\u00e0 per l\u2019umore acqueo al deflusso, cio\u00e8 al passaggio attraverso il trabecolato (un po\u2019 come succede all\u2019acqua in un lavandino quando c\u2019\u00e8 lo scarico otturato) e questo fa s\u00ec che l\u2019umore acqueo si accumuli all\u2019interno dell\u2019occhio, determinando un aumento della pressione intraoculare.<br>Notizie utili:<br>\u25cf La pressione intraoculare normale \u00e8, in media, attestata a valori di 15 mmHg e pu\u00f2 arrivare a 21 mmHg (ricordiamoci che, a differenza della pressione del sangue, per la pressione intraoculare si ha un solo valore)-<br>\u25cf La pressione intraoculare non \u00e8 associata o correlata alla pressione sanguigna. Entrambe sono pressioni, ma non hanno nulla in comune (come nell\u2019automobile succede per la pressione delle ruote e la pressione dell\u2019olio).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il nervo ottico e il danno in corso di aumento della pressione intraoculare<\/strong><br>Tutte le strutture all\u2019interno dell\u2019occhio sono esposte alla pressione intraoculare ma, fortunatamente, la larga parte di queste non risente minimamente di eventuali rialzi pressori. Solo una per\u00f2 non ha la forza sufficiente a resistere a valori della pressione intraoculare sopra la norma: il nervo ottico. Questa struttura rappresenta \u201cil filo elettrico\u201d che collega l\u2019occhio al cervello (nello specifico al lobo occipitale, che si trova nella parte posteriore della testa), inviando al cervello stesso l\u2019immagine catturata dall\u2019occhio. Ne deriva che, anche in presenza di un occhio completamente sano, se il nervo ottico non funziona, il paziente non vede.<br>Notizie utili:<br>\u25cf Se non viene curata, la pressione intraoculare determina &#8220;la perdita&#8221; del nervo ottico, di solito, in alcuni anni; ne deriva che, se non si arriva tardi alla diagnosi di glaucoma, solitamente si riesce a contenere la malattia.<br>\u25cf Quando il danno al nervo ottico \u00e8 ancora nelle fasi iniziali, il paziente spesso non si accorge della riduzione visiva, fondamentalmente per due motivi: 1) le prime modifiche visive riguardano la parte periferica del campo visivo (e questo crea pochi problemi perch\u00e9 noi utilizziamo prevalentemente la parte centrale del campo visivo stesso), 2) ci\u00f2 che non viene visto con un occhio pu\u00f2 essere visto con l&#8217;altro (e quindi l&#8217;immagine che viene percepita risulta comunque completa).<\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>Quali sono i sintomi della pressione alta? Come fa un paziente ad accorgersi di avere la pressione alta?<\/strong><br>Il glaucoma viene chiamato il ladro silenzioso della vista; esiste questa definizione perch\u00e9 purtroppo il paziente non sente nulla; la pressione intraoculare alta non genera dolore, rossore, lacrimazione. L\u2019unica cosa della quale il paziente si pu\u00f2 accorgere \u00e8 di un calo della vista, ma purtroppo, se si arriva ad averne coscienza, significa che ci sono gi\u00e0 danni avanzati al nervo ottico e ci\u00f2 rappresenta un grosso problema perch\u00e9, quando il nervo ottico si \u00e8 danneggiato, non esiste modo per ripristinarne la funzione. Essenzialmente l\u2019unico modo per accorgersi di avere questa patologia, quando non \u00e8 troppo tardi, \u00e8 misurare in tempo la pressione intraoculare ed esaminare il nervo ottico.<br>Notizie utili:<br>\u25cf La pressione intraoculare pu\u00f2 aumentare in qualunque et\u00e0, ma solitamente ci\u00f2 si verifica dai 40 anni in poi.<br>\u25cf La familiarit\u00e0 \u00e8 molto importante nella possibilit\u00e0 di insorgenza del glaucoma, potendo favorire di circa dieci volte l\u2019insorgenza del glaucoma.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In che modo l&#8217;oculista diagnostica il glaucoma?<\/strong><br>Ci sono vari esami, alcuni dei quali si effettuano direttamente in corso di una visita oculistica generale, altri vengono poi richiesti dall\u2019oculista caso per caso:<br>\u25cf la <strong>tonometria<\/strong>, cio\u00e8 la misurazione della pressione dell\u2019occhio, che pu\u00f2 essere effettuata con tonometri a contatto con l&#8217;occhio e con tonometri che non toccano l&#8217;occhio.<br>\u25cf l\u2019<strong>osservazione del nervo ottico<\/strong>, per capire se sia danneggiato e se ci siano differenze tra i due occhi.<br>\u25cf la <strong>pachimetria<\/strong>, che consiste nella misurazione dello spessore corneale; il concetto \u00e8 che i tonometri interagiscono con la cornea per misurare la pressione intraoculare, ma sono impostati per rapportarsi a una cornea di spessore &#8220;medio&#8221;; nel momento in cui la cornea ha uno spessore maggiore o minore della norma le misurazioni della pressione possono essere sovrastimate o sottostimate (in alcuni casi una pressione rilevata di 18 mmHg potrebbe in realt\u00e0 corrispondere a valori di 21 o 15). Correlando il valore pressorio rilevato dal tonometro e il valore dello spessore della cornea si riesce ad avere una misurazione precisa della pressione oculare.<br>\u25cf il <strong>campo visivo<\/strong>, che consiste in un esame funzionale per il nervo ottico; in questo modo non ci si limita ad osservare il nervo ottico ma si analizza punto per punto la funzionalit\u00e0 delle sue fibre. \u00c8 un esame presente da molti anni in oculistica e per molto tempo \u00e8 stato tra i pi\u00f9 utilizzati. Ha due limiti: 1) dato che richiede la collaborazione del paziente, che deve rimanere il pi\u00f9 concentrato possibile per rispondere correttamente ai test visivi, non sempre \u00e8 molto preciso (e molte volte \u00e8 necessario ripeterlo). 2) il risultato viene falsato se ci sono altre malattie concomitanti nell&#8217;occhio, come ad esempio la cataratta o la maculopatia.<br>\u25cf L&#8217;<strong>analisi ONH <\/strong>(testa del nervo ottico) e l&#8217;<strong>analisi RNFL<\/strong> (strato fibre nervose retiniche), entrambi questi esami analizzano lo stato di salute del nervo ottico e delle fibre nervose attorno al nervo ottico. Sono tra gli esami pi\u00f9 moderni in oculistica e risultano molto precisi e ripetibili dato che non richiedono la collaborazione del paziente ed i risultati non sono influenzati da altre malattie concomitanti.<br>Notizie utili:<br>\u25cf Spesso \u00e8 necessario ripetere pi\u00f9 volte la tonometria per inquadrare al meglio la pressione intraoculare.<br>\u25cf Gli esami hanno una duplice funzione: in alcuni casi servono per effettuare diagnosi, in altri servono per monitorare l&#8217;andamento della patologia e capire quindi se ci siano differenze dalla diagnosi allo stato attuale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La terapia del glaucoma<\/strong><br>Nel momento in cui si effettua diagnosi di glaucoma, bisogna iniziare la terapia. Attualmente ne esistono varie tipologie, vale a dire terapie mediche (con colliri e compresse), parachirurgiche (con il laser) e chirurgiche; la terapia pi\u00f9 utilizzata \u00e8 quella medica; esistono varie famiglie di farmaci che riescono a ridurre la pressione intraoculare, essenzialmente mediante due meccanismi: alcuni aumentano il deflusso, cio\u00e8 l\u2019uscita, di umore acqueo dall\u2019occhio, altri riescono a diminuirne la produzione. Con i colliri si riesce a compensare molto bene la larghissima parte delle forme di glaucoma ma, quando con questi non si riesce a contenere la pressione intraoculare, si deve passare ad altre forme di terapie. La terapia con il laser \u00e8 mirata solitamente alle forme iniziali di glaucoma mentre la chirurgia d\u00e0 risultati molto importanti ed \u00e8 solitamente riservata alle forme non trattabili efficacemente con la terapia medica e\/o con il laser.<br>Notizie utili:<br>\u25cf Naturalmente l&#8217;oculista deve prescrivere di volta in volta la terapia pi\u00f9 efficace per contenere il rialzo pressorio ma, oltre a questo, \u00e8 comunque importantissimo il ruolo del paziente, che deve utilizzare correttamente le medicine oltre che effettuare costantemente e periodicamente verifiche della sua patologia con l&#8217;oculista (cosa non sempre scontata quando si parla di terapie a lunga durata).<br>\u25cf Come per tutte le terapie a lunga durata, anche i colliri per il glaucoma non sono esenti da effetti collaterali. Fortunatamente per\u00f2 spesso si parla di conseguenze molto modeste, come ad esempio rossore e bruciore subito appresso l&#8217;instillazione (che solitamente tendono a ridursi dopo 1-2 mesi dall&#8217;inizio della terapia). A questo discorso fanno eccezione i colliri contenenti beta-bloccanti, il cui farmaco pu\u00f2 avere ripercussioni a livello generale; tali colliri devono essere prescritti solo dopo attenta valutazione.<\/p>\n\n\n\n<p>I<strong>n cosa consiste la chirurgia del glaucoma?<\/strong><br>Ci sono varie tecniche, quella pi\u00f9 diffusa \u00e8 la trabeculectomia. Il concetto \u00e8 che, molto spesso, la zona attraverso la quale l\u2019umore acqueo deve uscire dall\u2019occhio \u00e8 ostruita; risulta quindi necessario creare un\u2019altra apertura in maniera tale da permettere all\u2019umore acqueo di poter defluire dall\u2019occhio; succede quindi che l\u2019umore acqueo riesce ad uscire non pi\u00f9 dalla via normale (che funziona male), ma da una nuova via creata chirurgicamente. In questo modo si riesce a tenere sotto controllo alcune forme di glaucoma che altrimenti non sarebbero gestibili soltanto con i colliri e le compresse. La buona riuscita dell&#8217;intervento ha una durata molto variabile, potendo &#8220;resistere&#8221; tutta la vita oppure per un arco di tempo che varia da mesi ad anni; questo in conseguenza del fatto che l&#8217;apertura chirurgica pu\u00f2 chiudersi in risposta a meccanismi cicatriziali. \u00c8 comunque possibile effettuare &#8220;una revisione della bozza chirurgica&#8221;, per riaprire la ferita che l&#8217;organismo, mediante la cicatrizzazione, ha chiuso.<br>Notizie utili:<br>\u25cf l\u2019intervento per la cataratta, pur non essendo effettuato specificamente per i casi di glaucoma, riesce spesso a ridurre anche la pressione dell\u2019occhio.<br>\u25cf Dopo la trabeculectomia l&#8217;utilizzo dei colliri \u00e8 variabile: in alcuni casi servono, in altri si pu\u00f2 ridurne o evitarne l&#8217;utilizzo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il glaucoma acuto<\/strong><br>Un cenno a parte merita questa particolare forma di glaucoma: il glaucoma acuto. Nelle forme croniche, come visto in precedenza, il danno al nervo ottico avviene di solito nell\u2019arco di anni, dato che la pressione intraoculare si discosta di poco dai valori normali; nel glaucoma acuto, a fronte di una pressione normale che pu\u00f2 arrivare a 21 mmHg, si rilevano valori che possono arrivare anche a 80 mmHg. In situazioni come questa si parla di una emergenza medica, dato che il nervo ottico pu\u00f2 completamente danneggiarsi in pochi giorni (raramente anche in poche ore). La sintomatologia diventa imponente, comprendendo principalmente rossore, visione offuscata o pressocch\u00e8 abolita (determinata dalla sofferenza della cornea), dolore (che si irradia dall\u2019occhio alla tempia dello stesso lato), nausea e vomito. Il glaucoma acuto si verifica a seguito di una chiusura completa dell\u2019angolo camerulare, zona dalla quale l\u2019umore acqueo defluisce. La terapia \u00e8 medica, mediante colliri (spesso si utilizzano da subito pi\u00f9 colliri contemporaneamente) e farmaci per via generale, parachirurgica (con il laser) e chirurgica.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><a name=\"maculopatia\"><strong>Cos&#8217;\u00e8 la maculopatia?<\/strong><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Maculopatia \u00e8 un termine generico che serve ad indicare una serie di malattie della macula.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cos&#8217;\u00e8 la macula?<\/strong><br>La macula \u00e8 la parte centrale della retina, il tessuto dell&#8217;occhio deputato alla visione distinta. \u00c8 formata da una serie di 10 strati composti da cellule e membrane; tali strati sono giustapposti (come le pagine di un libro che sono impilate le une sulle altre) e il corretto funzionamento dipende fondamentalmente da 2 fattori: 1) la vitalit\u00e0 delle cellule che compongono il tessuto maculare, 2) la forma della macula stessa che, in caso di modificazioni, pu\u00f2 determinare alterazioni visive (ad esempio calo della vista, modificazioni della forma delle immagini ecc.).<\/p>\n\n\n\n<p>Notizie utili<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>&nbsp;La macula \u00e8 un tessuto estremamente piccolo; ha forma circolare ed ha un diametro di soli 5,5 mm. In aggiunta va detto che all&#8217;interno della macula si localizza la fovea (la parte nobile della macula) che permette di raggiungere i dieci decimi, la quale ha uno spessore di soli 0,2 millimetri. Da queste misure si evince che lesioni anche piccolissime possono avere conseguenze enormi per la vista.<\/li>\n\n\n\n<li>La retina (e quindi anche la macula e la fovea) \u00e8 un tessuto ad alto metabolismo e pertanto necessita di molta energia per esplicare la funzione visiva; ne deriva che un buon equilibrio vascolare generale (quindi un buon compenso glicemico, pressorio, lipidico ecc.) permette una visione migliore, o quantomeno pi\u00f9 stabile.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><strong>Le varie forme di maculopatia<\/strong><br>In base alla sede in cui si verificano le alterazioni e in base alla causa che le determinano si avranno varie forme di maculopatie, anche molto diverse tra loro. Di seguito alcune tra le pi\u00f9 frequenti:<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Distrofia dell&#8217; epitelio pigmentato della retina (EPR)<\/em><\/strong><br>Si tratta di un&#8217;alterazione del nutrimento a carico dell&#8217; EPR, che rappresenta lo strato sul quale poggiano i neuroni retinici che permettono la formazione dell&#8217;immagine. Le cellule che compongono l&#8217;EPR hanno fondamentalmente 2 funzioni:<br>1) principalmente servono per nutrire e mantenere vitali i neuroni retinici,<br>2) secondariamente contribuiscono a ridurre fenomeni di aloni e abbagliamento. \u00c8 una tra le maculopatie pi\u00f9 frequenti, quasi sempre bilaterale (anche se pu\u00f2 avere gravit\u00e0 diversa nei due occhi). \u00c8 dovuta ad un invecchiamento accentuato di questo strato retinico.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Sintomi<\/em>: calo progressivo del visus, spesso comunque non molto accentuato.<\/li>\n\n\n\n<li><em>Terapia<\/em>: Attualmente non esistono terapie che possono far guarire da tale distrofia; \u00e8 utile per il paziente utilizzare integratori retinici, in modo da migliorare la vitalit\u00e0 del tessuto maculare per bloccare, o quantomeno rallentare, l\u2019evoluzione della patologia.<\/li>\n\n\n\n<li><em>Esami<\/em>: OCT.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><strong><em>Degenerazione maculare legata all\u2019et\u00e0 (DMLE)<\/em><\/strong><br>Una tra le pi\u00f9 pericolose forme di maculopatia \u00e8 la DMLE; purtroppo \u00e8 anche molto frequente, solo in Italia circa 4 milioni di persone soffrono di questa malattia. In generale succede che ne soffre una persona su 6-7 tra gli over 50 anni, una persona su tre sopra i 75 anni. Per comprendere i meccanismi alla base della DMLE bisogna analizzare il metabolismo cellulare: questo si compone di due fasi, catabolismo ed anabolismo; con il catabolismo vengono disgregati vari materiali e si produce energia, con l&#8217;anabolismo viene utilizzata l&#8217;energia appena prodotta per costruire i vari componenti delle cellule ed assolvere alle varie funzioni. Durante il catabolismo, dalla disgregazione dei materiali in molecole utili alle funzioni cellulari, viene prodotta anche una certa quantit\u00e0 di elementi di rifiuto (un po\u2019 come succede in una fabbrica nella quale, in seguito alla produzione di un certo prodotto, si ottengono anche materiali di scarto). Tali elementi di rifiuto (detti cataboliti) normalmente vengono eliminati dalla retina con il sangue, in modo da mantenere l\u2019ambiente cellulare \u201cpulito\u201d. Se per\u00f2 succede che i cataboliti non vengono eliminati, ma tendono ad accumularsi tra le cellule, allora si verifica una DMLE. In tale malattia infatti le cellule non riescono ad eliminare i cataboliti, che si accumulano e danno vita a delle formazioni chiamate drusen, che altro non sono che accumuli di cataboliti. Le drusen purtroppo alterano la forma e la vitalit\u00e0 dell\u2019EPR, determinando una notevole sofferenza di questa parte della macula.<\/p>\n\n\n\n<p><em><u>Classificazione<\/u><\/em>: esistono due forme di DMLE: una atrofica (o secca) ed una essudativa (o umida); la forma atrofica rappresenta il 90% dei casi di DMLE, \u00e8 la meno aggressiva e pi\u00f9 lenta nell\u2019ambito della determinazione del calo del visus e consiste nella sola presenza delle drusen (con il conseguente danno maculare). La forma essudativa rappresenta invece il 10% dei casi di DMLE; consiste in una DMLE secca alla quale si aggiunge una neovascolarizzazione maculare. Il meccanismo in base al quale si verifica la neovascolarizzazione \u00e8 il seguente: dato che il tessuto maculare soffre per la presenza delle drusen, vengono richiamati vasi con lo scopo di portare un maggiore apporto sanguigno e quindi una maggiore forza al tessuto maculare stesso; purtroppo per\u00f2 tali vasi non hanno la robustezza tipica dei vasi retinici e questo fa si che si verifichino emorragie ed essudazione (fuoriuscita di liquido) dai vasi stessi, con conseguente peggioramento della vitalit\u00e0 maculare. La forma essudativa solitamente determina un calo del visus notevole e molto rapido (spesso giorni).<\/p>\n\n\n\n<p><em><u>Sintomi<\/u><\/em>:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>forma atrofica: calo del visus progressivo e molto lento (spesso anni).<\/li>\n\n\n\n<li>forma essudativa: calo del visus molto rapido (raramente ore, a volte giorni).<\/li>\n\n\n\n<li>entrambe le forme: metamorfopsia, cio\u00e8 un\u2019alterazione nella forma degli oggetti (un quadro pu\u00f2 essere visto con una ondulazione su uno o tutti i suoi lati).<\/li>\n\n\n\n<li>scotoma cio\u00e8 una macchia scura nel centro circa del campo visivo.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em><u>Terapia<\/u><\/em>:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>forma atrofica: Attualmente non esistono terapie che possono far guarire da tale patlogia; \u00e8 utile per il paziente utilizzare integratori retinici, in modo da&nbsp;&nbsp;&nbsp; migliorare la vitalit\u00e0 del tessuto maculare per bloccare, o quantomeno rallentare, l\u2019evoluzione della patologia.<\/li>\n\n\n\n<li>forma essudativa: oltre che gli integratori, \u00e8 possibile utilizzare la terapia intravitreale, che consiste nell\u2019iniezione dentro l\u2019occhio di alcuni farmaci che hanno lo scopo di chiudere i vasi che si sono formati nel tessuto maculare, in modo tale da evitare i fenomeni essudativi ed emorragici legati ai vasi stessi. Tale terapia si dimostra quindi curativa, ma purtroppo non sempre risulta facile chiudere completamente i vasi, necessitando quindi numerose iniezioni a cadenza solitamente mensile.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em><u>Esami<\/u><\/em>: OCT e, in alcuni casi, fluorangiografia e retinografia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Sindrome dell\u2019interfaccia vitreo-retinica<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La macula, come detto in precedenza, deve la sua funzione anche alla sua forma. Nello specifico la macula presenta una superficie orizzontale con una depressione centrale, in corrispondenza della fovea (vista di profilo, pu\u00f2 essere associata alla forma di un piatto fondo). Purtroppo pu\u00f2 succedere che alcune patologie facciano perdere la corretta forma alla macula e, di conseguenza, vadano a ridurne la capacit\u00e0 visiva. Nella sindrome dell\u2019interfaccia vitreo-retinica si forma una membrana (chiamata membrana epiretinica) sulla superficie della macula che va ad esercitare una trazione sulla macula stessa, creando una riduzione della normale depressione centrale, fino a farla scomparire del tutto (il profilo della macula in tal modo diventa completamente piatto, senza la concavit\u00e0 centrale). In alcuni casi non si riesce a determinare la causa che ne determina l\u2019insorgenza (forma idiopatica), in altri casi invece deriva da processi infiammatori (uveite, retinopatia diabetica ecc.).<\/p>\n\n\n\n<p><em><u>Sintomi<\/u><\/em>:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>calo del visus progressivo, ma molto variabile in quanto a gravit\u00e0 (in alcune forme il visus rimane pressocch\u00e8 conservato, in altre tende invece a ridursi\u00a0notevolmente).<\/li>\n\n\n\n<li>metamorfopsia: alterazione nella forma degli oggetti: un quadro pu\u00f2 essere\u00a0visto con una ondulazione su uno o tutti i suoi lati.<\/li>\n\n\n\n<li>macropsia: gli oggetti, solitamente nella parte centrale del nostro campo visivo, risultano ingranditi.<\/li>\n\n\n\n<li>micropsia: gli oggetti, solitamente nella parte centrale del nostro campo visivo, risultano rimpiccioliti.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em><u>Terapia<\/u><\/em>: <\/p>\n\n\n\n<p>Essenzialmente la terapia \u00e8 chirurgica; si effettua la asportazione della\u00a0membrana epiretinica in modo tale da eliminare ci\u00f2 che determina la patologia\u00a0 stessa. Non tutte le forme di tale patologia si operano, ma solo quelle che\u00a0presentano trazione crescente nel tempo; nelle forme che non presentano evolutivit\u00e0 si utilizzano solo gli integratori, che non servono a impedire che la\u00a0membrana epiretinica eserciti trazione, ma sostengono il tessuto retinico sofferente.<\/p>\n\n\n\n<p><em><u>Esami<\/u><\/em>: OCT<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Retinopatia diabetica<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Rappresenta una delle pi\u00f9 frequenti complicanze del diabete. Il 40-50% dei pazienti diabetici sviluppano una retinopatia dopo 10 anni dalla diagnosi di diabete, oltre il 90% dopo 20 anni dalla diagnosi. Il diabete determina essenzialmente alterazioni a carico dei vasi della retina, che vanno poi a creare danni al tessuto nervoso retinico. Tutte le alterazioni conseguenti al diabete possono avere valenza enormemente diversa, per quanto riguarda il visus del paziente, in funzione alla sede interessata dalla lesione: bisogna infatti tenere sempre a mente che, della retina, a noi fondamentalmente serve la parte centrale (la macula) per mantenere una visione distinta. Ne consegue che lesioni anche estese e gravi, possono avere nessuna o pochissime ripercussioni sulla vista (molti pazienti diabetici hanno lesioni retiniche senza saperlo); d\u2019altro canto invece poche lesioni, magari anche iniziali, possono compromettere enormemente la vista del paziente, quando queste originano nella macula. Non esiste modo per \u201cdirottare\u201d le lesioni al di fuori della macula.<\/p>\n\n\n\n<p><em><u>Classificazione<\/u><\/em>:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>retinopatia diabetica non proliferante\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>di grado lieve<\/li>\n\n\n\n<li>di grado moderato<\/li>\n\n\n\n<li>di grado severo<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n\n\n\n<li>retinopatia diabetica proliferante\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>a basso rischio<\/li>\n\n\n\n<li>ad alto rischio<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>(tale classificazione dipende dalla quantit\u00e0 e dal tipo di lesioni che vengono rilevate sulla retina).<\/p>\n\n\n\n<p>Nella retinopatia diabetica non proliferante, se non \u00e8 presente una maculopatia diabetica concomitante, il visus del paziente pu\u00f2 essere ancora ottimale; nella forma proliferante invece solitamente ci si trova in quadri avanzati, con conseguente maculopatia concomitante e visus ridotto in entit\u00e0 variabile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>La maculopatia diabetica<\/em><\/strong><strong> <\/strong>rappresenta una condizione temibile per il visus del paziente, dato che si verifica sempre un calo della prestazione visiva. Consiste in un accumulo di liquido (edema) all\u2019interno degli strati maculari, con conseguente aumento di volume del tessuto maculare stesso (come una spugna che si riempie d\u2019acqua); ci\u00f2 determina: 1) una sofferenza dei neuroni maculari, stirati e deformati dall\u2019aumento di volume, 2) una modificazione della normale forma maculare. Entrambi tali aspetti determinano una riduzione visiva, tanto accentuata quanto maggiori sono le modificazioni a carico della macula.<\/p>\n\n\n\n<p><em><u>Sintomi<\/u><\/em>:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>calo del visus di entit\u00e0 molto variabile (non necessariamente progressivo, in funzione al compenso glicemico ed a eventuali terapie in atto).<\/li>\n\n\n\n<li>metamorfopsia: alterazione nella forma degli oggetti: un quadro pu\u00f2 essere visto con una ondulazione su uno o tutti i suoi lati.<\/li>\n\n\n\n<li>scotoma; macchia scura nel centro circa del campo visivo.<\/li>\n\n\n\n<li>&nbsp;altre alterazioni in corso di forme pi\u00f9 avanzate.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em><u>Terapia<\/u><\/em>:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>medica: fondamentalmente integratori per la retina ed eventualmente per il&nbsp; circolo vascolare, in modo da irrobustire il tessuto &nbsp;retinico e la parete vasale.<\/li>\n\n\n\n<li>parachirurgica con laser, con obiettivi diversi asseconda che si debba intervenire sulla macula o sulla periferia:<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>1) per la macula si esegue una <em>griglia maculare<\/em>, cio\u00e8 un muro, un accerchiamento della macula con spot laser, in modo tale da creare una \u201cdiga\u201d che possa contrastare il passaggio di liquido all\u2019interno della macula, per ridurre quindi l\u2019edema maculare;<\/p>\n\n\n\n<p>2) per la periferia retinica si esegue un trattamento fotocoagulativo di parti pi\u00f9 o meno estese in modo tale da bloccare l\u2019evolversi di processi patologici; in altri termini si pu\u00f2 dire che si \u201csacrifica\u201d una parte della retina (anche tutta la retina periferica) per impedire l\u2019espansione e il diffondersi di danni al tessuto maculare.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>parachirurgica con iniezioni intravitreali, per iniettare direttamente dentro l\u2019occhio alcuni farmaci utili a contrastare le complicanze del diabete.<\/li>\n\n\n\n<li>&nbsp;chirurgica: riservata ad alcune complicanze gravi (es: emovitreo) legate a fasi avanzate della retinopatia diabetica.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em><u>Esami<\/u><\/em>: OCT e fluorangiografia<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Considerazioni sulle varie forme di maculopatia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Esistono numerosi tipi di maculopatie; fondamentalmente il loro inquadramento dipende da quanto possono indebolire la capacit\u00e0 visiva. Alla luce di ci\u00f2 la retinopatia diabetica rappresenta una forma molto temibile, dato che rappresenta la maggiore causa di cecit\u00e0 legale entro i 65 anni; la degenerazione maculare legata all\u2019et\u00e0, seconda causa nei pazienti fino a 65 anni di et\u00e0, diventa la prima causa di cecit\u00e0 legale nei pazienti al di sopra dei 65 anni.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Purtroppo quasi tutte le forme di maculopatia tendono ad interessare entrambi gli occhi, anche se non sono sempre identiche in quanto a gravit\u00e0 (anche perch\u00e9, chi possiede una maculopatia in un occhio, tende ad essere pi\u00f9 preciso nell\u2019effettuare visite oculistiche ed ha pi\u00f9 possibilit\u00e0 di scoprire per tempo la maculopatia nel secondo occhio).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; La familiarit\u00e0 \u00e8 molto importante per alcune forme di maculopatia (ad esempio la degenerazione maculare legata all\u2019et\u00e0), diventa scarsamente o per nulla importante per altre (ad esempio la Sindrome dell\u2019interfaccia vitreo-retinica).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Raramente c\u2019\u00e8 modo di mettere in atto manovre di prevenzione: in medicina esiste una prevenzione primaria (cio\u00e8 un insieme di accortezze atte a ridurre l\u2019insorgere di una malattia che ancora non c\u2019\u00e8) e una prevenzione secondaria (un insieme di accortezze atte a ridurre l\u2019evoluzione di una malattia gi\u00e0 esistente): per la retinopatia diabetica \u00e8 possibile effettuare una importantissima prevenzione primaria, monitorando e mantenendo al meglio possibile il compenso glicemico (e secondariamente anche quello pressorio); per la degenerazione maculare legata all\u2019et\u00e0 il fumo di sigaretta rappresenta un fattore favorente ma, oltre a questo, per tutte le altre patologie non esiste una vera e propria prevenzione primaria; rimane quindi solo la prevenzione secondaria (consistente essenzialmente in monitoraggi periodici, con l\u2019instaurarsi di adeguata terapia nella tempistica adeguata).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Non sempre avere una buona vista significa non avere una maculopatia: alcune forme non iniziano interessando da subito il centro della macula (ad esempio la Sindrome dell\u2019interfaccia vitreo-retinica), ragion per cui la vista distinta pu\u00f2 essere conservata nelle prime fasi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Praticamente tutte le forme di maculopatia si giovano di integratori retinici: queste sono sostanze che consistono in ci\u00f2 di cui si nutre la retina; in alcune forme pu\u00f2 essere molto utile utilizzare tali integratori, in altre rappresentano solo un piccolo supporto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il glaucoma La maculopatia Cos\u2019\u00e8 il glaucomaIl glaucoma \u00e8 una malattia molto frequente; \u00e8 una malattia del nervo ottico, frequentemente&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"class_list":["post-299","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/studio-scandale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/299","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/studio-scandale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/studio-scandale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studio-scandale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studio-scandale.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=299"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/studio-scandale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/299\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":677,"href":"https:\/\/studio-scandale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/299\/revisions\/677"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/studio-scandale.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=299"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}